STRALCIO DEL PIANO DI RICOSTRUZIONE
| CONVENZIONE
UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI NAPOLI - COMUNE DI GESUALDO Cattedre convenzionate: prof. arch. G. Caterina - prof. arch. V. Gangemi ISTITUTO DI TECNOLOGIA DELL'ARCHITETTURA - FACOLTA' DI ARCHITETTURA - UNIVERSITA' DEGLI STUDI - NAPOLI |
RESPONSABILE
DI SETTORE |
SETTORE STORICO: Stratificazione storica del centro antico di Gesualdo
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Il castello costituisce
il polo primario intorno al quale si è andato formando il primitivo borgo medioevale
gesualdino; l'impianto generale e la cinta muraria sono da ascriversi all'originaria
struttura di chiara impronta angioina, come dimostra la presenza di archi acuti sia lungo
la cinta muraria che nell'ingresso sul lato lungo dal quale si accede al "cortile
lamiato", una sorta di androne coperto con volta a crociera. Sul muro di fronte all'ingresso vi è una bocca di leone, un vero e proprio trabocchetto per il nemico, che superava il primo portone; la bocca della maschera celava infatti un cannoncino; inoltre "tredici palmi sopra al detto mascherone veggonsi tre saettiere in pietra nella linea istessa, per le quali agir potea il fucile..." Il castello è caratterizzato dalla presenza di quattro torrioni di forma circolare, due dei quali erano già gravemente danneggiati prima del terremoto del novembre 1980, mentre gli altri due, che si erano conservati in discrete condizioni, hanno subito notevoli danni a causa del sisma. L'opera fortificata presenta una planimetria a forma di "A" e si articola da un lato intorno al cortile scoperto (A), nel cui centro vi è una vera da pozzo di pregevole fattura, mentre dall'altro lato racchiude un vasto giardino (B) aperto verso il nucleo medioevale del paese, un polmone di verde che è necessario recuperare. Dall'androne si accede anche nel cortile scoperto, di forma leggermente irregolare, caratterizzato dalla presenza, sulla parete di fondo, di una facciata di impronta rinascimentale sulla quale può leggersi la seguente iscrizione "CAROLUS GESUALDUS EX NOBILISSIMI ROGERII NORTMANNI APULIAE ET CALABRIAE DUCIS GENERE COMPS/E COMES VENUSII PRINCEPS ETC EREXIT". Il terzo piano, fatto costruire intorno al 1582 da Carlo XIII Gesualdo, crollò - secondo la testimonianza di Catone - per il terremoto dell'8 settembre 1658. La facciata realizzata in pietra calcarea, che rivela nel disegno una ricerca accurata di proporzioni classiche, dovette essere aggiunta alla primitiva struttura quando Carlo VIII Gesualdo fece costruire il terzo piano; singolare è la differenza di livello esistente al primo piano tra la quota di calpestio dell'interno e quella della balconata più alta di circa 40 cm. La differenza di quota è spiegabile solo se si pensa che il disegno della facciata doveva ubbidire a precise regole proporzionali, che non corrispondevano ai rapporti esistenti nella struttura più antica. Dall'androne una porta sulla sinistra conduce all'appartamento meglio conservato: i vani di quest'ala del castello erano adibiti, con ogni probabilità, a funzioni di rappresentanza. Di notevole interesse sono la scala a chiocciola realizzata nel torrione corse nel Settecento e la loggia aperta nella torre a sud est. Non vi è invece alcuna traccia della sala del teatro, alla quale, secondo la testimonianza del Catone, si accedeva dalla scala a chiocciola. Le fonti archivistiche e letterarie disponibili sono avare di notizie sul castello gesualdino, così come sulla maggior parte delle opere fortificate dell'entroterra irpino. Non si ha dunque notizia delle prime trasformazioni e ristrutturazioni dell'edificio, mentre sappiamo che esso subì un completo rifacimento alla metà dell'Ottocento (cfr. Diari di Giuseppe Forgione, Aprile 1856) ad opera di Antonio Caccese, che lo aveva acquistato dai principi Caracciolo di Torrella. |
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